Come stai? Le domande che contano

Ogni mattina un atleta sa cose che nessuno strumento misura: come ha dormito, quanto è stanco, se qualcosa fa male, che umore ha. Spesso nessuno glielo chiede, oppure si chiede e poi non si guarda, perché sembra un dato poco serio accanto a un battito o a un esame del sangue.

Il paradosso è che, per accorgersi in tempo che il carico è troppo, quelle risposte possono contare più dei numeri. E sono anche il modo più semplice per tenere l’atleta dentro il suo allenamento: chi viene ascoltato impara ad ascoltarsi.

In questa lettura vediamo cosa dice una revisione di 56 studi che ha messo a confronto le due strade: chiedere all’atleta come sta, oppure misurarlo.

  • Quello che l’atleta dice di sé segue il carico meglio di molte misure del corpo.
  • Quando il carico sale il benessere scende; con lo scarico risale.
  • Le risposte dell’atleta e le misure del corpo spesso non vanno d’accordo tra loro.

Studio: Saw, Main e Gastin, 2016, British Journal of Sports Medicine 50(5): 281–291. Fasi del Ciclo: 1, Ascoltare, e 6, Preparare.

Cosa dice

Gli autori hanno raccolto 56 studi in cui agli stessi atleti si chiedeva come stavano e si misurava qualcosa del corpo: esami del sangue, battito a riposo, consumo di ossigeno, risposta del cuore allo sforzo.

Le risposte degli atleti e le misure del corpo, di solito, non andavano d’accordo tra loro. Ma erano le risposte degli atleti a seguire meglio il carico, sia quello di pochi giorni sia quello di settimane: con più sensibilità e in modo più costante.

Tabella: come sta l'atleta peggiora quando il carico sale o resta alto e migliora con lo scarico; le misure del corpo sono meno sensibili

Il benessere peggiorava quando il carico saliva all’improvviso, e anche con un carico alto per settimane; migliorava appena il carico calava.

Schema con numeri inventati: quando il carico sale il «come sta» scende, con lo scarico risale

Su chi è stato fatto

Una revisione sistematica di 56 studi originali, cercati in cinque banche dati nel maggio 2014. I questionari più usati erano il POMS sull’umore, il RESTQ-S su stress e recupero e il DALDA sulle richieste della vita di tutti i giorni.

Cosa cambia in campo

Chiedi poco e chiedi sempre: poche domande, ogni giorno, alla stessa ora, con le stesse parole. Conta più la serie della singola risposta: un brutto giorno capita, se si ripete è un segnale.

Guarda le risposte accanto al lavoro fatto. Se il carico sale e il benessere scende, è quello che ci si aspetta; se scende senza un motivo, è il momento di parlarne.

In Dok Athlon l’atleta dice ogni mattina come sta, in pochi secondi, e in Tekna Dok le risposte stanno accanto al carico chiesto e fatto.

Cosa non dice

Non dice quali domande fare né quante: gli studi usavano questionari diversi, alcuni lunghi. E non dice che le misure del corpo siano inutili: dice che le parole dell’atleta vanno prese sul serio.

Lo studio

Saw AE, Main LC, Gastin PB. Monitoring the athlete training response: subjective self-reported measures trump commonly used objective measures: a systematic review. British Journal of Sports Medicine 50(5): 281–291, 2016. Si legge libero, in inglese.

Collegato a: Analisi, «Il lavoro sta funzionando?» e Strumenti.

Torna in alto